Le parti indicano così le conversazioni da acquisire ed il GIP ne dispone l’acquisizione, salvo che siano inutilizzabili o manifestamente irrilevanti.

Perchè si possa attivare il complesso meccanismo delle intercettazioni è necessaria l’azione congiunta del Pubblico Ministero e del Giudice per le Indagini Preliminari. Il PM infatti, dà il via alla procedura richiedendo al GIP l’autorizzazione a disporre le necessarie operazioni inviandogli la documentazione da cui emerge la sussistenza dei presupposti occorenti; quest’ultimo provvede quindi sulla richiesta con decreto motivato. Da questo momento in poi è il Pubblico Ministero che gestisce le operazioni e ne stabilisce le modalità: lo fa mediante un decreto che ne indica la durata, che non può superare i 15 giorni, ma prorogabile di altri 15 giorni con decreto motivato del GIP. La proroga è subordinata al permanere dei presupposti di cui all’art. 267 c 1 c.p.p. Inoltre qualora vengano disposte intercettazioni per reati di criminalità organizzata, la durata delle operazioni non può essere superiore a 40 giorni, prorogabili dal giudice per ulteriori periodi di 20 giorni, sempre con decreto motivato.
Per quanto concerne le modalità operative, la Procura della Repubblica deve servirsi esclusivamente dei propri impianti e solo ove questi siano “insufficienti o inidonei” e “sussistano eccezionali ragioni di urgenza”, con un provvedimento motivato il PM può disporre l’utilizzo di impianti di pubblico servizio o in dotazione alla polizia giudiziaria.
Ove si tratti di intercettazioni di comunicazioni informatiche o telematiche, può essere disposto dal Pubblico Ministero che le operazioni vengano svolte impiegando impianti privati. Continua a leggere

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